Plotone Internet

Posted in comunicazione integrata con i tag , on 9 Marzo 2009 by marcello54

La settimana scorsa ho vissuto un’esperienza professionale doppiamente gratificante.  La prima: ho tenuto un seminario sul knowledge blog ad un gruppo di specialisti dell’Esercito Italiano, il  28° Reggimento “Pavia”, una unità – di stanza  a Pesaro – destinato negli ultimi cinquant’anni all’addestramento delle reclute che oggi sta vivendo la trasformazione in unità dedicata alla Comunicazione Operativa, ovvero quelle attività condotte allo scopo di accrescere il consenso della popolazione locale nei confronti dei contingenti militari impiegati all’estero.

L’ aula era formata da un  gruppo di  uomini e  donne rappresentanti il reggimento che  attualmente è  impegnati in Kosovo e Afghanistan sotto l’egida Nato e in Libano sotto comando Onu, dove concorrono al mantenimento della pace con la  comunicazione:  interpersonale, produzione e trasmissione di programmi radio-televisivi, internet.

Si è parlato di knowledge blog, di wiki, di motori di ricerca, di reputazione in rete, wikinomics: ragazzi e ragazze di grande competenza, appassionati del proprio lavoro, curiosi e spiritosi, alle prese con un lavoro difficile – oltre a quello di soldato – intenti a migliorare il proprio bagaglio di conoscenze.

Sono emerse idee interessanti (bontà loro, qualcuno mi ha detto che gli ho ispirato delle soluzioni, nei prossimi giorni mi invierà dei link…), domande a cui non è sempre stato facile dare risposta, in sintesi, un buon seminario!

La seconda gratificazione mi è venuta dall’assistere all’intervento al seminario di una mia studente del corso di Comunicazione di Impresa, ora brillante laureata in Comunicazione Pubblicitaria (io ero il relatore), Flavia Cangini. Vedere…dall’altra parte della barricata una mia (ex) studente contribuire al workshop con una   una presentazione -titolo “Esercito e social media”- professionale ed interessante, ben strutturata ed argomentata, mi ha fatto un piacere immenso, accresciuto dall’evidente coinvolgimento,passione ed attenzione nell’affrontare un mestiere non facile e -purtroppo – non sempre valutato appieno.

E mi fermo qui per non fare il babbo orgoglioso (ed autoincensatorio). Ma i ragazzi sono bravi e faranno strada! :)

MARKETING IN TEMPI DIFFICILI

Posted in comunicazione di impresa con i tag , , , on 17 Febbraio 2009 by marcello54

In questo primo scorcio di 2009, le aziende, tutti noi, ci troviamo a fronteggiare la recessione: è arrivata, tutti l’ avevano annunciata, ed ora ce la troviamo davanti…l’ impressione a prima vista è che tutti, governo, aziende, famiglie stiano vivendo sotto shock. Oggi, al telefono con un collega consulente aziendale ho avuto per qualche attimo l’ impressione di parlare con un reduce da un incidente.: “…come dovrei reagire… l’ azienda è frastornata… non avendo le idee chiare non fanno nulla…” frasi di persone sotto shock, appunto…ma dopo un incidente una reazione è necessaria, e la frase che avrei voluto sentire (e che raramente sento in giro) è: “cerchiamo di affrontare quello che viene, ma che cosa si fa subito dopo? Rischiamo di rimanere fermi al palo!”

Mi rendo conto che non è facile essere anche moderatamente ottimisti mentre i media tutti i giorni ci bombardano di notizie pessime e di statistiche desolanti (ed i governanti, a dirla tutta, non sono da meno!), ma la chiave potrebbe essere una sana iniezione di realismo che non implica il mettere la testa sotto la sabbia o nascondersi la gravità della situazione, ma quantomeno spinga a trovare le opportunità e le energie per sopravvivere e magari migliorare anche in questo periodo difficile.

In queste settimane sto vedendo troppe aziende che reagiscono alla crisi tagliando forza lavoro e /o riducendo le spese all’osso: il problema è che… tagliare le matite a metà fa risparmiare al momento, ma bisogna avere una idea chiara di che cosa farsene dell’altra mezza matita! E state pur sicuri che la risposta non verrà dalle banche, dal governo, da qualche guru paracadutato da chissà dove, ma dall’interno di quell’azienda che sarà stata capace di rivedere la propria analisi SWOT, avrà investito tempo e risorse nell’esplorazione e nella ricerca di idee e soluzioni che potrebbero fare al caso suo, che si è confrontata con esperti, consulenti, colleghi che potrebbero avere qualche idea interessante per risolvere i problemi o sviluppare aree inesplorate e (chissà!!) profittevoli!

Sono convinto (e infatti cerco di metterlo in pratica con i clienti) dell’importanza di definire un “percorso” (una “roadmap”, come va di moda oggi) per uscire dalla crisi o da situazioni difficili che sia basato su una visione obiettiva dei fatti, sulla identificazione delle aree di possibile intervento, delle seppur pallide opportunità: la “mappa” ci aiuterà ad orizzontarci, a leggere le situazioni da una prospettiva di sviluppo, non solamente di difesa dell’esistente, e soprattutto ci farà mantenere la giusta rotta qualora le circostanze diventassero più difficili. In altre parole, limitare l’ improvvisazione, il vivere “alla giornata” per affrontare le situazioni preparati.

Probabilmente la mappa potrebbe suggerire  la decisione di fare dei tagli significativi alle spese e/o agli investimenti per fare fronte a situazioni nel breve, ma ricordiamo che nel medio si potrebbero registrare effetti collaterali negativi che renderebbero la ripresa più difficoltosa.

Una soluzione potrebbe essere applicare metodi “cost effective” per recuperare efficacia ed efficienza nei processi ( la innovazione di cui tutti parlano anche a vanvera dovrebbe realizzarsi secondo me soprattutto nella innovazione di processo!): in questo la tecnologia dà alle aziende un ventaglio di opportunità vastissimo per migliorare efficienza, velocità, ricerca e gestione delle opportunità, con un occhio ai costi.

Oggi l’ impiego di tecnologie “web based”consente alle aziende notevoli miglioramenti nella gestione, nella operatività, nel management della conoscenza. Il ricorso a media “social” o ad azioni di marketing alternativo(online ed offline) permette l’ ottimizzazione dell’investimento ed il contatto con target molto mirati , minimizzando la dispersione.

Anche l’ applicazione costante di concetti “web 2.0″ al business si rivelerà secondo me una delle chiavi di lettura vincenti per l’ uscita della crisi: sappiamo oramai per certo che l’ azienda che non fa rete è destinata (nella migliore delle ipotesi) a trovarsi in difficoltà, e perdere sicuramente delle opportunità. La parola d’ordine dovrebbe essere “networking”! Costruire un network, partecipare a network già presenti in rete sicuramente una opportunità importante da cogliere al più presto. Certamente non è opportuno che l’ azienda vada allo sbaraglio con operazioni “fai da te”, ma si dovrebbe appoggiare a consulenti ed esperti di fondata esperienza e capacità per identificare e cogliere le opportunità che si presentino.

Un avvertimento: le considerazioni di cui sopra hanno senso solamente se passate al vaglio della coerenza dell’azienda. Non è pensabile affrontare momenti di difficoltà come questi che si presentano improvvisando o lasciando perdere per paura il piano prestabilito al primo segnale contrario: anche con una pianificazione attenta e perspicace, sarà importante tenere i nervi saldi, permettere all’azienda di avviarsi, ed il motore non può che essere la competenza e la coerenza con gli obiettivi.

Una case-history dagli USA: Obama, the new king of branding

Posted in Opinioni, comunicazione, comunicazione integrata con i tag , , , , on 22 Gennaio 2009 by marcello54

obama_change

Laura Ries, figlia del guru del Positioning Al Ries (buon sangue non mente!), scrive alcune originali note a proposito della campagna che ha portato all’insediamento di Obama alla Casa Bianca, e soprattutto, a mio parere, centra un punto importantissimo ed evidenzia una lezione per le imprese e gli uomini di marketing: il brand, il messaggio e la coerenza contano: anche contro gli avversari più grossi e strutturati, mantenere la concentrazione e la fedeltà al concetto di posizionamento paga.

Tuesday, January 20th 2009 is the dawn of a new era, the first black man will become President of the United States. Barack Obama is not just our new President but a new type of leader, one like we have never seen before. Not only does he understand politics, but he also understands branding. Obama was the consummate underdog. As a candidate, the negatives were stacked against him. He was black, inexperienced and had a strange name. In the Democratic primary, Obama faced Clinton, the most powerful name in politics today. The Clinton machine had money and experience. By all odds, they were almost assured an easy victory and Obama was almost certain to go down in defeat. Of course, that is not what happened. Obama beat the odds and won not just over Hillary Clinton but over the Republicans as well. The lesson is that brand, message and consistency matter. Even against the toughest competitors with the most recognizable names, you too can be a winner if you keep your focus and your cool. Obama beat Clinton the same way that Red Bull beat Coca-Cola in energy drinks. The only candidate with a consistent message throughout the entire campaign was Obama. His word: Change. He hammered that one word over and over again. In every speech, sign and commercial. While others moved this way and that, Obama stayed steady. Winning in politics is not always determined by what you say, but how often you say it. Sure, change happened to be the message that Americans were craving the most. But I would also argue that Obama stoked the fire that ignited the public’s desire for change. People don’t always know what they want until given a choice and offered a brand that represents it. That is why polling isn’t always helpful. Not only will Obama become the leader of the free world today, but he also will become the biggest celebrity pitchman in the world, albeit one that won’t earn him a penny from endorsements.

E anche l’ apparente stranezza (o conferma del suo essere un uomo “normale”) evidenziata dal rifiuto di separarsi dal suo adorato Blackberry ci indica come in effetti un marchio forte (Obama) si avvalga di un altro marchio forte, un’ icona della “Corporate America” (e della gente comune) per rinforzare il proprio posizionamento, “sono in contatto con la gente , con gli strumenti  che la gente usa normalmente, senza filtri, mi avvalgo anche io del passaparola, del consiglio degli amici”

Check out this recent Obama quote: “I’m clinging to my BlackBerry. They’re going to have to pry it out of my hands.” Reminds me of Charlton Heston raising a flintlock over his head at an NRA meeting and challenging his detractors to pry the rifle “from my cold, dead hands.” We live in a celebrity-crazed world. Magazines are filled with photos of what celebrities are wearing, driving and drinking. And many a brand has been built just by having famous people photographed with it. How do you get celebrities to use and love your brand? How can you get Obama or Oprah to give you their endorsements? You can’t buy them. Neither will take money or freebees. You can only get their endorsements by giving them a brand with a meaning that fits with their own brands. Obama’s love of his BlackBerry isn’t just a lucky break for Research In Motion. It is the inevitable result of a brand with a great name that was first in a new category that has exploded in importance. For years, BlackBerry has benefited from fabulous PR and word of mouth. Because of its addictive nature, fans called it the “CrackBerry.” No matter where you are in the world, BlackBerry is the ultimate tool for keeping in touch. As much as Obama’s love of his BlackBerry is good for RIM, Obama is using BlackBerry to make a statement about his own brand. Obama wants to be a new kind of leader. One that stays in touch with people and reality. A leader that is not insulated in a bubble of top advisors and aides. By being seen using a BlackBerry, Obama sends the message that he is not out of touch with real people. In the same vein, Obama used YouTube, text messaging and his website with great success during the campaign. As the ultimate communicator and networker, Obama loving BlackBerry makes sense. When your brand stands for something, you can attract celebrities who want to broadcast that same message to the public. What brands we use says a lot about us. Boxers or briefs, Coke or Pepsi, iPhone or BlackBerry, Budweiser or Heineken. Celebrities understand this even more so than the average consumer. Welcome to the branding era, President Obama.

Aziende, per favore, comunicate!!

Posted in Opinioni, comunicazione, comunicazione di impresa con i tag , , , on 10 Gennaio 2009 by marcello54

“Che cosa ci aspetta nel 2009?” Ho perso il conto di quante volte  mi è stata posta negli ultimi giorni, appoggiata da sospiri, scuotimenti di testa, braccia levate e via tragediando.

Io non ho la palla di vetro, come la maggioranza di tutti noi (magari!) , ma in prima battuta posso facilmente dare una risposta: la tragedia peggiore è, a parer mio, la tendenza dichiarata delle aziende a diminuire le attività di marketing, a favore delle attività maggiormente orientate alle vendite, con l’ obiettivo di minima  “stare a galla”.

Secondo me è giusto , anzi, sacrosanto che le imprese ripensino con attenzione ai budget, valutino gli investimenti nel marketing con il bilancino del farmacista per ridurre dispersioni, è un segnale forte che non si sta sottovalutando la portata della crisi che stiamo attraversando, ma nello stesso momento dovranno focalizzare le attività su segmenti meglio definiti, con azioni commerciali, di comunicazione, di marketing più attente ai contenuti, ai riferimenti sul mercato.

In altre parole, le aziende si sono rese conto che la visibilità fine a se stessa in molti casi non porta benefici evidenti in termini di performance. Ma da qui muoversi in assenza di una strategia coerente con quello che sino ad ora è stato fatto e – soprattutto – raggiunto, a sospendere tutte le attività di marketing, ce ne corre!

Oramai quasi tutti sono d’ accordo che il problema più grande che hanno le aziende…sono due, conseguenti, e cioè 1. trovare clienti e 2. fidelizzarli: non è più un problema di prodotto e paradossalmente per molti mercati neppure di prezzi. E allora perché rinunciare a lavorare nel creare vantaggio competitivo costruendo valore con la comunicazione? Perché fossilizzarsi su una definizione dei target superata (o, peggio, imprecisa)? Perché insistere sui mercati dove sì è operato sino a ieri con mediocri risultati (il paradosso del calabrone è sempre in agguato!)?

Sappiamo che la fiducia dei consumatori si concretizza nella fedeltà, che quest’ultima espande i suoi effetti positivi ad altre tipologie di prodotti che possono essere racchiusi entro la stessa marca (fedeltà alla famiglia di marche): in parole povere, questo si concretizza in maggiore fiducia dei consumatori nei confronti dell’impresa e della sua offerta, e questa offerta deve essere ben chiara e presente per essere accolta. Niente di peggio per una marca di …uscire dallo schermo radar dei consumatori / utenti: se la dimenticheranno, indipendentemente dalla durata del periodo di assenza.

Comunicare costa, ma purtroppo, se i clienti non vedono per un certo periodo di tempo il marchio aziendale, i prodotti/ servizi sulle riviste specializzate, in Internet, agli eventi tradizionali del settore, insomma in tutti quegli spazi che abitualmente vedevano la loro  presenza li daranno per dispersi. Anzi, peggio, se ne dimenticheranno istantaneamente.

Personalmente credo ( e consiglio caldamente ai miei clienti) nella opportunità di creare valore per il prodotto/servizio con la comunicazione integrata ad una implementazione mediante leve di marketing: ciò non toglie che sostenibilità, misurabilità, concretezza e pragmatismo debbano essere  le parole d’ordine per un anno caratterizzato da grande incertezza e forti turbolenze ambientali.

Ecchec…!

Posted in comunicazione di impresa con i tag , on 24 Ottobre 2008 by marcello54

Il mai troppo osannato Tom Peters lancia oggi dal suo blog una riflessione su questo periodo di decisioni critiche da parte delle aziende…

Found this on a greeting card in a Boston paper store. Frankly, it doesn’t get much better than this:

“Ever notice that ‘what the hell’ is always the right decision?”-unknown Hollywood script writer (courtesy The Borealis Press)

dopo la prima, liberatoria, risata mi sono fermato a riflettere sui commenti al post,  ed ho riso molto meno immaginando quanti imprenditori e super  (pagati) manager, uomini politici che conosco/conosciamo fondano su questo “approccio di business” la propria fama. Che sia forse il caso che noi “umani” adottiamo questo approccio anche nei loro confronti?? Od è oramai troppo tardi?

Sovraccarico di comunicazione?

Posted in comunicazione di impresa, comunicazione integrata con i tag on 2 Ottobre 2008 by marcello54

Leggo sul blog “Marketing Usabile” un interessantissimo intervento di Maurizio Goetz che integra ed amplia  le considerazioni che qualche tempo fa in questo blog si facevano a proposito del corretto posizionamento in comunicazione.

L’ overload dai media “classici” si sta purtroppo riversando online, specie laddove Internet viene usata con le logiche del “broadcast”, come fa notare Goetz.

Il problema più grave, secondo me, è che troppo spesso ci si imbatte in comunicazione online pensata con criteri offline, soprattutto per quanto riguarda la qualità veramente poverissima (talvolta assente) dei contenuti.

Troppo spesso ci si  imbatte in comunicazione online di colleghi delle PR o delle Agenzie di pubblicità pensati per la stampa, la radio e “trasposti” in rete: i risultati sono scoraggianti ed il “rumore di fondo” purtroppo aumenta, inutile. E chi fa informazione non è da meno: molti siti di giornali o riviste sono “overloaded”, sovraccarichi, e l’ utente si perde.

Da approfondire con serietà – infine – l’appunto nelle ultime righe del post, che suggerisce un approccio”altro” all’ overload, e probabilmente anche una soluzione più radicale e duratura…

“Si dice che su Internet ci sia troppa informazione disponibile, tale da creare un “overload”.

Se è vero che lo sviluppo della rete ha acconsentito alle persone di creare i propri palinsesti personalizzati, di scegliere le informazioni che preferiscono, di razionalizzare il processo di acquisto potendo comparare diverse offerte di un grande numero di fornitori potenziali, questo riequilibrio dell’assimetria informativa ha portato con sé anche la necessità di una maggiore responsabilizzazione delle persone.

Rispetto ai media tradizionali caratterizzati da palinsesti da “consumare” così come sono stati proposti dal “broadcaster”, l’informazione, le relazioni, i contenuti “selezionati” in rete sono invece il frutto di scelte individuali.

Ecco che il problema dell’information overload, può essere visto da una prospettiva diversa. Capacità di selezionare le fonti e l’esistenza di adeguati filtri sono due elementi fondamentali per la gestione dell’informazione nell’era dell’abbondanza come ci ricorda Clay Shirky.

Invece di parlare di information overload, possiamo cominciare ad affrontare i temi della gestione della conoscenza (Knowledge Governance) e dell’apprendimento permamente (Permanent Learning).”

Marketing: torniamo a studiare i fondamentali

Posted in Opinioni, comunicazione di impresa con i tag , , on 19 Giugno 2008 by marcello54

Nel vasto e complesso mondo del business ci si interroga sugli scenari presenti e futuri, sul ruolo del marketing nei mercati odierni, all’uso delle nuove tecnologie, del web 2.0 e del web 3.0 che verrà (?), sul ruolo del consumatore e su quello dell’azienda, sento parlare di “societing” (?) e leggo interessanti interventi come questo – interessantissimo e condivisibilissimo apparso su Marketing Usabile postato da Maurizio Goetz, e , come per…magia mi ritrovo in tribuna ad assistere ad ad una partita di basket di mia figlia (15 anni), dove, durante una sospensione l’ allenatore avversario sbraitava:”…ripensate le spaziature, rendetevi conto del ritmo, abbiate gli occhi di tigre…” Ma – visto che tra l’ altro erano sotto di 30 – non era meglio dire: “correte e cercate di metterla nel canestro, che è così che i segnano i punti”?

Insomma, credo che sia ora di tornare ad applicare i fondamentali, prima di cimentarsi con la tecnica che serve per giocare in serie A: e invece, da parecchio tempo a questa parte,nel lavoro di tutti i giorni con i clienti, in università, navigando in rete mi sento sempre di più come devono essersi sentite quelle ragazzine ascoltando l’ allenatore, comincio a chiedendomi anche io … “ma che c…. dice?”

Allora: torniamo ai fondamentali di marketing e di comunicazione, quando li padroneggeremo, li applicheremo senza sforzo apparente, con coerenza, potremo anche pensare di fare le giocate spettacolari e vincere dei premi a Cannes od al Marketing Festival di Londra…

Qualche azione “fondamentale” che le aziende (e gli operatori del marketing) dovrebbero ripassarsi:

  1. controllare che tutti i materiali di marketing (ma TUTTI!), web e tradizionali siano congruenti. Investiamo tempo e denaro nel costruire un brand che sia quantomeno coerente e comunichi esattamente quello che fa la nostra azienda, poi comunichiamolo correttamente: so che qualcuno potrebbe pensare “ma va?”, ma abbiamo le prove che non tutte le aziende sembrano ricordare che i contenuti fanno la grande comunicazione, i concetti di prodotto studiati e sviluppati correttamente fanno i successi, non un “contenitore” luccicante ( sia esso un sito web patinato od uno spot di un regista famoso…).
  2. Valutare attentamente le opportunità di business: Kotler ribadisce da sempre come fondamentale del marketing – e come fondamentale del concetto olistico di marketing – il concetto di “Profit-ability analysis”, la capacità dell’azienda di comprendere – analizzando per segmenti, per canale, per cliente DOVE esattamente si guadagni. Le opportunità, se non hanno una ragionevole percentuale di portare profitti, non sono più tali!
  3. Usare il web per quello che è: né l’ ancora di salvezza per aziende incasinate, né l’ equivalente del Santo Graal, ma un mezzo di comunicazione ed informazione (dalle potenzialità immense): l’ 87% degli utenti di Internet (cito a memoria una ricerca che ho letto un po’ di tempo fa) lo usa per cercare merci e servizi. E allora là dobbiamo essere, ma con criterio: un sito “catalogo” se non è seguito e se non si evolve non ci farà vendere di più e, come nelle vetrine trascurate, i prodotti rimarranno ad impolverarsi sugli scaffali.
  4. Dedicare del tempo ad analizzare la concorrenza: usare il web facilita questa attività in maniera stupefacente!
  5. Comunicare con i clienti ed i partner commerciali: sono assolutamente strabiliato dalla quantità di siti aziendali che non facilitano la comunicazione con l’ azienda. Mi imbatto continuamente in siti web che non riportano numeri di telefono, fax , indirizzi, e qualche volta neppure un indirizzo email di riferimento: a che serve un sito se poi non riesco a contattarti?
  6. Affidarsi a persone di sicura esperienza (magari con qualche capello grigio e senza Blackberry che trilla in continuazione): ovviamente non dico che non serva fare largo ai giovani, ma anche accantonare le esperienze di “over…nta” solo sulla base della paura di una fattura spropositata per una consulenza (o dell’assunto che uno che lavora nel marketing passati i 30 non ha più idee fresche) mi pare quantomeno un atteggiamento poco riflessivo. L’ esperienza non ha prezzo, ci sono in giro fior di consulenti che hanno contribuito a far crescere decine di aziende mantenendo nel contempo un basso profilo…il problema è trovare la persona giusta per il business di riferimento.

BOH! a scuola di creatività – fase finale

Posted in comunicazione integrata con i tag , on 3 Giugno 2008 by marcello54

In un post precedente raccontavo del seminario contest “BOH!” in cui sono impegnati i miei allievi 3° anno del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, in Comunicazione Pubblicitaria e gli studenti della laurea Specialistica CPO dell’Università di Urbino – Carlo Bo: in questi giorni le presentazioni dei team sono state caricate sull’apposito sito a disposizione della giuria, e la scheda di valutazione è sui desktop dei “giurati” per raccogliere i punteggi online (non potevamo esimerci dal taglio “web 2.0″ anche per la valutazione dei lavori).

Qualunque sarà la valutazione della giuria (e sono sicuro che come nella passata edizione sarà difficilissimo premiare un solo team) sicuramente rimarrà nel “bagaglio” di tutti (partecipanti, docenti, sponsor) una esperienza da …raccontare e ripetere.

Dopo la proclamazione del vincitore i lavori verranno caricati sul blog della manifestazione: per chi volesse partecipare alle presentazioni “live” dei team ed alla proclamazione della squadra vincitrice dell’Edizione 2008 l’ appuntamento è per il 9 giugno 2008 a PesaroStudi alle 17.00 .

Reinventarsi un lavoro

Posted in comunicazione, comunicazione di impresa on 16 Maggio 2008 by marcello54

I creativi esistono ancora! Qualche giorno fa mi è arrivata per posta la “Year Of Creativity Box”, 366 biglietti da visita illustrati con 366 professioni immaginarie diverse (una per giorno, nel 2008), intestati a me: un’iniziativa di AdmCom di Bologna per stimolare la creatività delle persone dando loro la possibilità di reinventarsi ogni giorno.

Per il momento il mio favorito è “Acqua fuochin fuochista”, ma ho adocchiato altre professioni interessanti da esplorare…

Chi non è stato …gratificato dall’omaggio degli amici di AdmCom può comunque creare e personalizzare il proprio biglietto da visita o spedirne uno particolare ad un amico da qui, unendosi ai miei complimenti per l’ idea.

A scuola di creatività

Posted in comunicazione on 12 Maggio 2008 by marcello54

In questi giorni i miei allievi 3° anno del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, in Comunicazione Pubblicitaria e gli studenti della laurea Specialistica CPO dell’Università di Urbino – Carlo Bo stanno partecipando al seminario contest “BOH!”

I ragazzi danno inoltre vita ad un blog (si trova qui) in cui raccontare la loro esperienza, chiedere consigli, presentare le loro aspirazioni.

E’ una esperienza interessante, coinvolgente (anche professionalmente: sono il coordinatore dell’ evento), e in un certo senso emozionante. Ragazzi motivati, ansiosi di mettersi alla prova, finalmente alle prese con clienti veri di una vera agenzia di comunicazione. E senza stress da budget – almeno per una volta!! Inoltre, come facevo notare in un post precedente, grande attenzione nelle ore d’ aula, concentrazione negli incontri di “counseling” ed idee interessanti, ingenue, divertenti, magari non sempre “in briefing”, ma mai banali: sto…facendo voti che tutta questa qualità non venga gettata nel cestino o sovrastata da ignoranza! Signori imprenditori e manager, ci sono forze fresche e veramente nuove in arrivo: non ci sono scuse per non dare loro almeno una opportunità!