Marketing: torniamo a studiare i fondamentali

Nel vasto e complesso mondo del business ci si interroga sugli scenari presenti e futuri, sul ruolo del marketing nei mercati odierni, all’uso delle nuove tecnologie, del web 2.0 e del web 3.0 che verrà (?), sul ruolo del consumatore e su quello dell’azienda, sento parlare di “societing” (?) e leggo interessanti interventi come questo – interessantissimo e condivisibilissimo apparso su Marketing Usabile postato da Maurizio Goetz, e , come per…magia mi ritrovo in tribuna ad assistere ad ad una partita di basket di mia figlia (15 anni), dove, durante una sospensione l’ allenatore avversario sbraitava:”…ripensate le spaziature, rendetevi conto del ritmo, abbiate gli occhi di tigre…” Ma – visto che tra l’ altro erano sotto di 30 – non era meglio dire: “correte e cercate di metterla nel canestro, che è così che i segnano i punti”?

Insomma, credo che sia ora di tornare ad applicare i fondamentali, prima di cimentarsi con la tecnica che serve per giocare in serie A: e invece, da parecchio tempo a questa parte,nel lavoro di tutti i giorni con i clienti, in università, navigando in rete mi sento sempre di più come devono essersi sentite quelle ragazzine ascoltando l’ allenatore, comincio a chiedendomi anche io … “ma che c…. dice?”

Allora: torniamo ai fondamentali di marketing e di comunicazione, quando li padroneggeremo, li applicheremo senza sforzo apparente, con coerenza, potremo anche pensare di fare le giocate spettacolari e vincere dei premi a Cannes od al Marketing Festival di Londra…

Qualche azione “fondamentale” che le aziende (e gli operatori del marketing) dovrebbero ripassarsi:

  1. controllare che tutti i materiali di marketing (ma TUTTI!), web e tradizionali siano congruenti. Investiamo tempo e denaro nel costruire un brand che sia quantomeno coerente e comunichi esattamente quello che fa la nostra azienda, poi comunichiamolo correttamente: so che qualcuno potrebbe pensare “ma va?”, ma abbiamo le prove che non tutte le aziende sembrano ricordare che i contenuti fanno la grande comunicazione, i concetti di prodotto studiati e sviluppati correttamente fanno i successi, non un “contenitore” luccicante ( sia esso un sito web patinato od uno spot di un regista famoso…).
  2. Valutare attentamente le opportunità di business: Kotler ribadisce da sempre come fondamentale del marketing – e come fondamentale del concetto olistico di marketing – il concetto di “Profit-ability analysis”, la capacità dell’azienda di comprendere – analizzando per segmenti, per canale, per cliente DOVE esattamente si guadagni. Le opportunità, se non hanno una ragionevole percentuale di portare profitti, non sono più tali!
  3. Usare il web per quello che è: né l’ ancora di salvezza per aziende incasinate, né l’ equivalente del Santo Graal, ma un mezzo di comunicazione ed informazione (dalle potenzialità immense): l’ 87% degli utenti di Internet (cito a memoria una ricerca che ho letto un po’ di tempo fa) lo usa per cercare merci e servizi. E allora là dobbiamo essere, ma con criterio: un sito “catalogo” se non è seguito e se non si evolve non ci farà vendere di più e, come nelle vetrine trascurate, i prodotti rimarranno ad impolverarsi sugli scaffali.
  4. Dedicare del tempo ad analizzare la concorrenza: usare il web facilita questa attività in maniera stupefacente!
  5. Comunicare con i clienti ed i partner commerciali: sono assolutamente strabiliato dalla quantità di siti aziendali che non facilitano la comunicazione con l’ azienda. Mi imbatto continuamente in siti web che non riportano numeri di telefono, fax , indirizzi, e qualche volta neppure un indirizzo email di riferimento: a che serve un sito se poi non riesco a contattarti?
  6. Affidarsi a persone di sicura esperienza (magari con qualche capello grigio e senza Blackberry che trilla in continuazione): ovviamente non dico che non serva fare largo ai giovani, ma anche accantonare le esperienze di “over…nta” solo sulla base della paura di una fattura spropositata per una consulenza (o dell’assunto che uno che lavora nel marketing passati i 30 non ha più idee fresche) mi pare quantomeno un atteggiamento poco riflessivo. L’ esperienza non ha prezzo, ci sono in giro fior di consulenti che hanno contribuito a far crescere decine di aziende mantenendo nel contempo un basso profilo…il problema è trovare la persona giusta per il business di riferimento.

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