Aziende, per favore, comunicate!!

“Che cosa ci aspetta nel 2009?” Ho perso il conto di quante volte  mi è stata posta negli ultimi giorni, appoggiata da sospiri, scuotimenti di testa, braccia levate e via tragediando.

Io non ho la palla di vetro, come la maggioranza di tutti noi (magari!) , ma in prima battuta posso facilmente dare una risposta: la tragedia peggiore è, a parer mio, la tendenza dichiarata delle aziende a diminuire le attività di marketing, a favore delle attività maggiormente orientate alle vendite, con l’ obiettivo di minima  “stare a galla”.

Secondo me è giusto , anzi, sacrosanto che le imprese ripensino con attenzione ai budget, valutino gli investimenti nel marketing con il bilancino del farmacista per ridurre dispersioni, è un segnale forte che non si sta sottovalutando la portata della crisi che stiamo attraversando, ma nello stesso momento dovranno focalizzare le attività su segmenti meglio definiti, con azioni commerciali, di comunicazione, di marketing più attente ai contenuti, ai riferimenti sul mercato.

In altre parole, le aziende si sono rese conto che la visibilità fine a se stessa in molti casi non porta benefici evidenti in termini di performance. Ma da qui muoversi in assenza di una strategia coerente con quello che sino ad ora è stato fatto e – soprattutto – raggiunto, a sospendere tutte le attività di marketing, ce ne corre!

Oramai quasi tutti sono d’ accordo che il problema più grande che hanno le aziende…sono due, conseguenti, e cioè 1. trovare clienti e 2. fidelizzarli: non è più un problema di prodotto e paradossalmente per molti mercati neppure di prezzi. E allora perché rinunciare a lavorare nel creare vantaggio competitivo costruendo valore con la comunicazione? Perché fossilizzarsi su una definizione dei target superata (o, peggio, imprecisa)? Perché insistere sui mercati dove sì è operato sino a ieri con mediocri risultati (il paradosso del calabrone è sempre in agguato!)?

Sappiamo che la fiducia dei consumatori si concretizza nella fedeltà, che quest’ultima espande i suoi effetti positivi ad altre tipologie di prodotti che possono essere racchiusi entro la stessa marca (fedeltà alla famiglia di marche): in parole povere, questo si concretizza in maggiore fiducia dei consumatori nei confronti dell’impresa e della sua offerta, e questa offerta deve essere ben chiara e presente per essere accolta. Niente di peggio per una marca di …uscire dallo schermo radar dei consumatori / utenti: se la dimenticheranno, indipendentemente dalla durata del periodo di assenza.

Comunicare costa, ma purtroppo, se i clienti non vedono per un certo periodo di tempo il marchio aziendale, i prodotti/ servizi sulle riviste specializzate, in Internet, agli eventi tradizionali del settore, insomma in tutti quegli spazi che abitualmente vedevano la loro  presenza li daranno per dispersi. Anzi, peggio, se ne dimenticheranno istantaneamente.

Personalmente credo ( e consiglio caldamente ai miei clienti) nella opportunità di creare valore per il prodotto/servizio con la comunicazione integrata ad una implementazione mediante leve di marketing: ciò non toglie che sostenibilità, misurabilità, concretezza e pragmatismo debbano essere  le parole d’ordine per un anno caratterizzato da grande incertezza e forti turbolenze ambientali.

3 Pensieri su &Idquo;Aziende, per favore, comunicate!!

  1. Complimenti per il post, condivido pienamente…il problema è gran parte delle aziende italiena non sono ancora mentalmente preparate a questo dipo di impostazione.
    Sto teneno un blog proprio a riguardo: voglio vedere, e far vedere, come le imprese italiane si stanno approcciando oggi a questo nuovo ma necessario tipo di comunicazione…ma purtoppo la maggioranza di esse poggia ancora su un tipo di marketing tradizionale.

    • Sì, purtroppo c’è una mentalità…conservativa diffusa. Che deriva anche dal non sentirsi sicuri di padroneggiare gli strumenti.
      E qui potresti dirmi: “ma potrebbero trovare un buon consulente, esternalizzare alcune attività di comunicazione!” Appunto.🙂

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