Facebook, gli ex-compagni di scuola ed un mancato post sul business

Per le persone con maggiore esperienza ed età – più che per le nuove generazioni  – il fenomeno “Facebook”  assume aspetti per molti versi impensati sul funzionamento dei rapporti nella società contemporanea:  molti  la vivono come una specie di macchina del tempo, grazie a cui vecchi compagni, colleghi, amici, vicini di casa e semplici conoscenti si ritrovano scambiando immagini e ricordi del passato. Qualcuno ipotizza addirittura una revisione dell’idea stessa di relazione sociale.
Gli uomini di marketing (non poteva essere diversamente!) stanno da tempo ipotizzando e sperimentando Facebook come strumento di comunicazione e veicolo di strategie commerciali sofisticate. Seduto al mio tavolo di lavoro, stavo riflettendo in maniera molto libera sull’uso  “commerciale” di Facebook ed alla opportunità di scrivere un post sull’argomento quando un’ occhiata distratta al calendario mi ha ricordato che  tra poco probabilmente mi sarebbe arrivata la…convocazione (più che un invito, un simpatico “obbligo”) per la riunione con i miei compagni delle scuole elementari.
Da bambino ho abitato per qualche anno ad Ovada, una bella cittadina in provincia di Alessandria: i miei compagni di scuola di allora da qualche anno organizzano  a cadenza regolare una riunione di classe delle elementari allargata ai coetanei che frequentavano le altre sezioni.
E’ una iniziativa divertente, organizzata molto bene, recuperando bambini (di 40 anni fa) in  giro per il mondo: e , proprio come capita nei film un po’ nostalgici, con tempismo fenomenale, il reader mi ha scodellato a tarda sera sul desktop una segnalazione  di un  post dal blog di Times Magazine,  “How Facebook Is Affecting School Reunions”.
Distratto dall’idea dell’ uso della piattaforma per il marketing e dall’argomento originario del post, mi sono immediatamente chiesto se, come Kim Briegar nell’articolo, il Comitato Organizzatore avrebbe  usato Facebook o Twitter, sorridendo tra me e me all’idea degli amici di infanzia alle prese con il PC anziché sulle tracce dei compagni più lontani con un telefono (o, come è capitato, mobilitando il compagno che lavora all’ufficio anagrafe del comune)…
Condivido l’ idea che l’ uso della piattaforma social più “hot” del momento minimizza i rischi di sorprese 20 anni dopo (non sempre la più carina della classe od il fico della scuola sono rimasti tali!) e rende possibile estendere inviti molto mirati, non solidarizzo invece  con le difficoltà di chi negli USA ha fatto delle riunioni e degli eventi ad esse legati un business (praticamente le liste di inviti sono già pronte – gratis –  dal momento in cui un neolaureato lascia i college alla fine degli studi). Certo, il sapere  (e vedere) in anticipo chi ci sarà potrebbe togliere  un bel po’ di magia e di fascino al rivedersi dopo tanto tempo, ma probabilmente Gilbert ed i catastrofici della rete  esagerano  un po’ con gli allarmi, almeno in questo campo: il bello di queste  riunioni è rivedersi di persona, riabbracciarsi dopo tanto tempo e tornare per qualche ora ragazzi, rievocare le avventure e disavventure, alla faccia delle implicazioni commerciali e sociologiche.
Sono convinto che difficilmente  una bicchierata virtuale possa sostituire un brindisi reale (cui spesso ci si unisce dopo aver fatto parecchi chilometri…)
Io, per pura curiosità professionale, beninteso, sto cominciando a vedere se i miei compagni delle elementari sono su Facebook: il compagno di banco l’ho già trovato, gli invierò un poke….

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