“Tecnologia innovativa” non significa necessariamente una idea innovativa.

Stamattina ho dimenticato sulla scrivania dello studio il Blackberry, e non lo recupererò che a fine giornata, perché sono in trasferta: quando ho realizzato la…ferale notizia, dopo un istante di panico ho scrollato le spalle pensando che tanto non ci potevo far nulla, e infatti dopo un’ora il lavoro fluiva senza problemi. E dopo due ho deciso di scrivere un post per condividere qualche riflessione. E subito , altra (ri-) scoperta: ho scritto la minuta del post sulla carta con una penna, e posso scrivere velocemente, anche se a volte la fluidità di scrittura non è quella di una volta, quando non mi ero ancora  abituato all’uso quasi esclusivo della tastiera.E poi, le telefonate che dovevo fare necessariamente le ho …“scroccate” dal fisso dell’azienda che mi ospita per una riunione (è scattata la solidarietà nel dramma: il dottore è rimasto senza cellulare!!)

La riflessione, dicevo: la tecnologia innovativa non rende necessariamente una idea innovativa! Oggi c’è una corsa da parte delle aziende di comunicazione all’ultimo gadget sofisticato per ottenere una comunicazione “di impatto”,  molto”innovativa”, “alternativa” e – Dio ci scampi! – “2.0”,  ma se ci fermiamo a riflettere un momento ci rendiamo conto che a fronte di tecnologie innovative non sempre si hanno idee veramente innovative, anzi, troppo spesso la innovazione è solo nella applicazione usata o nel materiale di comunicazione inusuale.

Bisognerebbe ragionare “a ritroso”: trovare una grande idea da supportare con una tecnologia veramente innovativa che ne amplifichi la portata. E non farsi schiavizzare dall’ultimo ritrovato in fatto di tecnologia .

Un pensiero su &Idquo;“Tecnologia innovativa” non significa necessariamente una idea innovativa.

  1. Noi designers abbiamo ancora uno smodato bisogno della carta per progettare, fare schizzi, ecc.

    Non solo è utile anche per ritracciare e semplificare delle grafiche e vederne il risultato in ‘analogico’ è tutta un’altra cosa.

    Sono d’accordo sul fatto che la tecnologia fine a se stessa non valga molto, anzi crei quasi del ‘rumore’ nel processo lavorativo o nella vita privata: usi l’oggetto creandoti delle abitudini che realmente ti restituiscono poco e spesso prosegui nell’utilizzo meccanicamente. Se non si associa perfettamente scopo e strumento è difficile sentirsi appagati secondo me del lavoro che ciò che si sta facendo: e lo scopo è comunque la primaria spinta all’uso di una tecnologia. Spesso capita di trovarsi a creare grafica direttamente su programmi Adobe: ti assicuro che non è come averci lavorato prima su carta (o magari avendo creato un folder di immagini di riferimento, magari stampate ed elaborate su carta).

    Secondo me abbiamo ancora bisogno del contatto con l’analogico.

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